venerdì 26 maggio 2017

I neonicotinoidi, gli insetticidi killer delle api...!



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I neonicotinoidi, gli insetticidi killer delle api...!

Da qualche anno le api stanno morendo a migliaia, a milioni. Interi alveari continuano a sparire, all’improvviso. È quello che viene chiamato Colony collapse desorder o Ccd. Si calcola che negli ultimi anni solo negli Usa siano sparite il 70% delle api. In Europa siamo al 50%, come in Italia. Nel Regno Unito stanno letteralmente lottando per la sopravvivenza.
Le cause sono diverse, ma in ogni caso uno dei maggiori imputati è senz’altro l’uso di alcuni insetticidi, in particolare quelli appartenenti a una classe specifica: i neonicotinoidi. Gli studi dimostrano che i neonicotinoidi aggrediscono il sistema nervoso delle api, interferendo con le sue capacità di volo e di orientamento senza ucciderlo subito. È come se le api venissero avvelenate poco alla volta.
I neonicotinoidi sono insetticidi molto potenti derivanti dalla nicotina, introdotti per la prima volta a metà degli anni Novanta e da allora il loro utilizzo è aumentato rapidamente tanto che sono diventati la categoria di insetticidi più di usa al mondo. Vengono chiamati sistemici in quanto penetrano nei tessuti della pianta e, in un certo senso, la impregnano, la trasformano, l’avvelenano.
Studi scientifici pubblicati a partire dal 2013, e recentemente consegnati da Greenpeace alla Commissione europea per chiedere il bando totale dei neonicotinoidi, dimostrano anche che i neonicotinoidi sono sempre più presenti nel nostro ambiente e inquinano l’acqua, il suolo e la vegetazione spontanea. Le evidenze indicano che i neonicotinoidi comportano rischi significativi per molte specie di fauna selvatica (come api, farfalle, coleotteri e insetti acquatici) con possibili ripercussioni sulla catena alimentare.
Se le api mellifere scomparissero, con loro se ne andrebbero migliaia di specie vegetali. Le api sono responsabili di almeno il 50% della catena dell’impollinazione, sono fondamentali nella catena alimentare. Senza il loro apporto le piante si riprodurrebbero in modo drasticamente più lento: potrebbe entrare in crisi la produzione di foraggio per animali, ma anche quella di graminacee e frutti. Il 35% dei prodotti agrari nel mondo scomparirebbe senza di loro. Semplificando, sul lungo periodo senza api non ci sarebbero né cibo né vita.
In Italia ci sono 30 varietà diverse di miele monoflora e 7 “millefiori”. Inoltre, il nostro Paese è considerato tra i più importanti allevatori di api regine.
La vita delle api riguarda tutti noi. Un’agricoltura compatibile con l’ambiente, e i divieto di utilizzo di pesticidi neonicotinoidi, è la direzione da seguire per salvare le api prima che sia troppo tardi.




fonte: http://www.mondoallarovescia.com/i-neonicotinoidi-il-killer-delle-api/#more-16542

mercoledì 24 maggio 2017

Glifosato, NESSUNO È AL SICURO - Il test de "Il Salvagente" confermano il rischio: "14 donne incinte su 14 positive all’erbicida potenzialmente cancerogeno"...!!



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Glifosato, NESSUNO È AL SICURO - Il test de "Il Salvagente" confermano il rischio: "14 donne incinte su 14 positive all’erbicida potenzialmente cancerogeno"...!!



Non serve vivere vicino ai campi, il rischio di essere contaminati dal glifosato è reale anche abitando al centro di una grande città come Roma. Le analisi condotte dal Salvagente, in collaborazione con l’associazione A Sud, parlano chiaro: 14 donne su 14 esaminate sono risultate positive alla ricerca di glifosato nelle loro urine.


Se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce” spiega Riccardo Quintili, direttore del mensile il Salvagente, che ha presentato in conferenza stampa il numero della rivista dedicato proprio al pesticida, aggiungendo che “tra le tante cose da cambiare c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti di interessi che ne ottenebrano il giudizio.” Il riferimento è ai troppi scandali che hanno accompagnato gli studi sulla sicurezza del glifosato, in particolare quelli che nel corso degli ultimi anni lo hanno assolto sconfessando la “probabile cancerogenicità” dichiarata dalla Iarc.


I quantitativi di glifosato riscontrati dalle analisi vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. Pochi? Molti? Impossibile dare un giudizio, dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri.


Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata – ha spiegato Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Isde – Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.


Indiziato numero uno, secondo le analisi presentate dal mensile dei consumatori e da A Sud è l’alimentazione: la strada che porta il glifosato all’interno del nostro organismo passa inevitabilmente per quello che portiamo in tavola. Non solo panepastafarina e altri prodotti a base di farina come hanno dimostrato le nostre analisi condotte un anno fa dal Salvagente. Oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti, infatti, sono costituiti da mais, soia, colza Ogm, resi resistenti al glifosato.


Contestualmente ai risultati delle analisi è stato presentato il Dossier, realizzato dalle Associazioni A Sud, Navdanya International e CDCA, dal titolo: “Il Veleno è servito – glifosato e altri veleni dai campi alla tavola”, che racconta storia, evoluzioni e rischi dell’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, soffermandosi sugli studi scientifici pubblicati, sui profili normativi, sul conflitto di interessi che coinvolge le lobbies agrochimiche impegnate ad ottenere normative più permissive e sulle azioni dal basso promosse in diversi paesi da cittadini, agricoltori e movimenti sociali in prima linea per difendere la propria salute e la sovranità alimentare. Il dossier è gratuitamente scaricabile in e-book dai siti www.asud.net e www.navdanyainternational.it/.


Secondo Ruchi Shroff, dell’associazione Navdanya International, braccio italiano dell’omonima associazione indiana presieduta dalla scienziata e attivista Vandana Shiva: “in tutto il mondo la società civile si sta mobilitando contro l’uso degli agrotossici promosso dal Cartello dei Veleni delle multinazionali che si arricchisce ai danni dei cittadini e a spese degli Stati. L’Italia deve assumere un ruolo più consapevole nelle sedi competenti per difendere la salute dei cittadini, le piccole e medie imprese agricole, la ricchezza culturale e le eccellenze alimentari, come pizza, pasta e pane, che già ora vengono inquinate dal grano canadese al glifosato. Il dossier dimostra come sia possibile un sistema di produzione e distribuzione del cibo sostenibile, equo e salutare contro un sistema industriale anti-ecologico, iniquo e tossico”.


Nel mirino anche le politiche di regolamentazione delle sostanze tossiche in agricoltura; per Marica Di Pierri, A Sud, “occorre cambiare radicalmente la maniera in cui produciamo il cibo. Un’agricoltura senza pesticidi è possibile ed è una questione di salute oltre che di tutela dell’ambiente in cui viviamo. C’è bisogno di rivedere le procedure autorizzative affinché siano trasparenti e non condizionate dallo strapotere delle multinazionali produttrici”.


Simona Savini, associazione WeMove e coordinatrice in Italia dell’ICE Stop Glifosato: “Attraverso l’Iniziativa dei Cittadini Europei per vietare il glifosato potremmo davvero gettare le basi per un’agricoltura libera dai pesticidi. Centinaia di associazioni sono impegnate in questa campagna e i soli in tre mesi abbiamo raccolto 800mila firme su (www.stopglyphosate.org/it). Dobbiamo arrivare al milione entro giugno, e anche in Italia possiamo fare la nostra parte.





fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/24/glifosato-le-nostre-analisi-confermano-il-rischio-14-donne-incinte-su-14-positive-allerbicida/


sabato 20 maggio 2017

300.000 fibre di amianto per litro d’acqua. Ne basta potenzialmente una soltanto per causare il cancro. Terra dei fuochi? No, peggio, è Alessandria!



300.000 fibre di amianto per litro d’acqua. Ne basta potenzialmente una soltanto per causare il cancro. Terra dei fuochi? No, peggio, è Alessandria!


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300.000 fibre di amianto per litro d’acqua. Ne basta potenzialmente una soltanto per causare il cancro. Terra dei fuochi? No, peggio, è Alessandria!


Da Alessandria News

Terra dei fuochi? No, Alessandria

Individuate nell’acqua di falda dalle analisi Arpa oltre 300 mila fibre di amianto per litro, ma negli ambienti di vita dell’uomo il limite dovrebbe essere 2. Ennesimo allarme lanciato dal Movimento 5 Stelle che si rivolge al sindaco perché intervenga a tutela della salute pubblica: “a pochissima distanza c’è la falda del nostro acquedotto”
“Quante fibre di amianto siete disposti a tollerare intorno a voi?” E’ da questa domanda che parte la segnalazione del Movimento 5 Stelle cittadino, che ha convocato una conferenza stampa giovedì 10 marzo per denunciare “una situazione gravissima i cui principali responsabili sono da ricercarsi nell’attuale Amministrazione Comunale e nell’attuale Sindaco Rita Rossa, situazione per la quale è già stata depositata un’interpellanza in Consiglio Comunale”.Nelle recenti analisi commissionate ad Arpa Piemonte sulla cava alessandrina del Cristo Clara e Buona richieste dopo i fatti alluvionali dello scorso novembre, sono infatti emersi “dati sconcertanti in merito ad una contaminazione ambientale del sito che avrebbe dovuto imporre al Sindaco analisi più approfondite ed il fermo prolungato dei conferimenti, oltre che una pretesa di bonifica dei luoghi prima di autorizzare i conferimenti. Sono stati rilevati infatti nei campioni d’acqua di falda prelevati nei pozzi piezometrici intorno alla cava valori di concentrazione di fibre d’amianto fino a 305.000 fibre/litro. Ora se è vero che non esiste normativa specifica sulla concentrazione di fibre di amianto nell’acqua, qualcuno dovrà spiegarci per quale motivo si sono rilevate concentrazioni così alte di questa fibra killer nei pozzi dopo che sono stati riempiti dalla piena con il materiale proveniente dal Terzo Valicoche era già stato conferito nei mesi precedenti”.
Mentre nelle terre di scavo e all’interno della cava non sono stati rilevati quantitativi d’amianto preoccupanti, il discorso cambia per le acque circostanti, probabilmente già inquinate prima dei conferimenti.
“Come mai si è deciso di continuare con i conferimenti quando il semplice principio di precauzione imporrebbe di avviare una serie di approfondimenti per stabilire le cause e la provenienza di tali rinvenimenti?” – domandano i 5 Stelle.
“Vorremmo inoltre conoscere i motivi per i quali non sono state sollevate queste legittime preoccupazioni da chi è preposto alla tutela della salute pubblica in qualità di Primo Cittadino: Rita Rossa. Siamo sempre più convinti che su temi come la salute e la tutela dell’ambiente Alessandria non possa più lasciare le decisioni a chi si è rivelato inadeguato e sempre dalla parte sbagliata quando si trattava di prendere decisioni o di rilasciare Autorizzazioni”.
I pentastellati sottolineano poi come “Sono stati rilevati nei campioni di terreno concentrazioni di Cromo e Nichel con valori di molto superiori ai massimi stabiliti dalla normativa. Ci attendiamo veloci e forti azioni per limitare i danni ed evitare che si continui a mettere in pericolo la popolazione a partire dal blocco immediato dei conferimenti.
Lo chiediamo prima di tutto da cittadini che in Alessandria ci vivono insieme alle proprie famiglie e in secondo luogo come movimento politico che su questi temi si è sempre speso per denunciare i pericoli e
scongiurare una situazione che purtroppo, sembra si stia palesando peggiore di quanto temessimo”.




martedì 16 maggio 2017

“Ci stanno massacrando. Dov’è il resto del mondo?”, lo straziante appello del dottore Siriano che dovrebbe farci vergognare di essere occidentali !!




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“Ci stanno massacrando. Dov’è il resto del mondo?”, lo straziante appello del dottore Siriano che dovrebbe farci vergognare di essere occidentali !!

Tiene in braccio due bambini siriani, arrivati in ospedale per aver riportato ferite nell'ultimo bombardamento di Talbiseh, una delle città più bombardate dal regime di Assad insieme ad Aleppo. Le parole urlate fanno rabbrividire e risuonano come un grido d'aiuto, gridato da mesi, ma anche anni. Il medico si chiede dove siano il resto del mondo, la comunità internazionale e gli altri mussulmani.



lunedì 15 maggio 2017

Il Prof. Berrino “Mangiamo merda e, grazie alla TV, pensiamo che è buona” – Il video censurato dal Web !!




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Il Prof. Berrino “Mangiamo merda e, grazie alla TV, pensiamo che è buona” – Il video censurato dal Web !!

Abbiamo cercato a lungo la versione ridotta di questo video dal titolo <<Prof Berrino “Mangiamo merda e, grazie alla TV, pensiamo che è buona”>> provateci anche Voi, scoprirete che, stranamente “non esiste più” …chissà’ perché.
Alla fine abbiamo trovato questo e ve lo proponiamo.
Il professor Franco Berrino dell’istituto dei tumori di Milano, ospite alla trasmissione “le invasioni barbariche” ci illustra le problematiche legate ad una dieta spazzatura.





sabato 13 maggio 2017

Questa è la grande industria – Gli allevatori Italiani costretti a buttare il loro latte nelle fogne perchè l’industria offre loro 18 centesimi al litro. E sugli scaffali dei supermercati troviamo solo formaggi fatti con porcherie provenienti dall’estero!



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Questa è la grande industria – Gli allevatori Italiani costretti a buttare il loro latte nelle fogne perchè l’industria offre loro 18 centesimi al litro. E sugli scaffali dei supermercati troviamo solo formaggi fatti con porcherie provenienti dall’estero!

Questa è la “storia” e il destino del latte prodotto in Italia. Latte di altissima qualità che viene buttato ogni giorno nei tombini o tra i liquami, perchè INVENDIBILE.
Da pochi giorni, scaduto l’accordo sul prezzo del latte, è partita la gara al ribasso, per cui ai produttori viene offerta anche la metà del prezzo di prima. E così sulle nostre tavole arriva latte straniero di cui non conosciamo l’origine e le caratteristiche.
Dopo le battaglie degli allevatori dello scorso autunno, il prezzo del latte crudo era stato fissato in 36 centesimi al litro. Il 31 marzo però i contratti con aziende e caseifici sono scaduti ed è ripartita la corsa al ribasso per acquistare la materia prima a prezzi sempre più stracciati. E nelle stalle è ripartita la protesta.



domenica 7 maggio 2017

Erri De Luca: stanno uccidendo il Made in Italy, preferendo il Merda in Italy...!



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Erri De Luca: stanno uccidendo il Made in Italy, preferendo il Merda in Italy...!




Erri De Luca, scrittore da sempre impegnato per l'ambiente e sui fronti della mobilitazione civica per la salvaguardia del territorio, in una intervista che vale la pena riascoltare. Si tratta di una puntata della trasmissione "Indovina chi viene a cena" andata in onda sulla Rai.
Le parole di De Luca fanno senz'altro riflettere.
Ecco l'intervista allo scrittore Erri de Luca, incontrato nella sua casa in campagna.



sabato 6 maggio 2017

Belli e… buoni: i 10 fiori commestibili da portare sulla tua tavola




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Belli e… buoni: i 10 fiori commestibili da portare sulla tua tavola


L’impiego dei fiori edibili nell’arte culinaria è noto sin dai tempi antichi, oggi invece pare sia rimasta prerogativa di chef stellati e cake designer. E se provassimo anche noi a sperimentarli in cucina?
fiori non sono fatti soltanto per essere ammirati e godere del loro splendido profumo: molti di essi possono essere anche mangiati! Sono capaci di aggiungere gusto ed un allegro tocco di colore ad un’insalata o anche ad un piatto più elaborato. È importante assicurarsi però che i fiori non sia stati trattati e che siano stati coltivati biologicamente senza utilizzo di pesticidi o altre sostanze chimiche e togliere stami e pistilli prima di consumarli, oltre a lavarli accuratamente. Ecco qui di seguito i 10 fiori che puoi aggiungere alle tue ricette!

Tarassaco. Questo umile fiorellino, spesso poco apprezzato, è perfetto sui sorbetti e nelle insalate. Le parti verdi della piantina inoltre sono ricche di antiossidanti e minerali: il sapore ricorda quello della rucola, lievemente piccante e amarognolo. I boccioli ancora chiusi ed i bottoni si possono conservare sotto aceto oppure in salamoia e utilizzare poi per insaporire i piatti.

Giglio. Questo fiore ha un sapore dolce e si può consumare crudo e nella realizzazione di torte. I tuberi possono essere bolliti e mangiati come delle patate. I boccioli del giglio sono una buona fonte di vitamina C e di carotene.

Garofano. Tanto bello quanto dolce: i suoi petali possono essere impiegati per aromatizzare il vino o per preparare un gustoso risotto primaverile o una zuppa a base di legumi. Contiene inoltre un’alta percentuale di potassio.

Ibisco. Può essere mangiato crudo, ma il modo migliore per consumarlo è realizzandovi un infuso: basta immergere una decina di fiori in una tazza d’acqua bollente. Si aggiunge del lime per insaporire e poi si può gustare, sia caldo che freddo, come bevanda dissetante.

Lavanda. Tutti noi conosciamo i suoi molteplici benefici nel campo della cosmetica ma questo tipico fiore provenzale può essere impiegato anche per insaporire il miele, per aromatizzare il sale, per  tisane aromatiche e per realizzare dolcetti profumati.

Nasturzio nano. Sia le foglie che i fiori di questa piantina sono commestibili: le prime hanno un sapore piccante e si possono aggiungere all’insalata, i secondi invece, oltre ad arricchire esteticamente un piatto sono perfetti sullo yogurt della colazione insieme alla frutta fresca e un cucchiaino di miele, per cominciare la giornata con una nota di colore.

Calendula. Questo fiorellino di campo che cresce spontaneo in tutta la zona del Mediterraneo può avere molteplici usi in cucina. I boccioli, ad esempio, si possono mettere sotto sale ed utilizzarli proprio come si fa coi capperi. Fiori, boccioli e fogli sono degli ingredienti perfetti nelle zuppe e nei risotti, aggiungendo i fiori tritati solo negli ultimi 5 minuti di cottura, in modo da conferirgli il tipico colore giallo, come se fosse zafferano.

Rosa. La regina dei fiori merita un posto anche in tavola: con i suoi petali si possono realizzare tante squisite ricette, come la marmellata di rose, il risotto alle rosegelatine e mousse, ma anche frittelle. I petali si possono anche glassare con lo zucchero e utilizzare per la decorazione di torte. Anche le gemme della rosa canina sono commestibili e contengono un elevato quantitativo di vitamina C.

Violetta. Dal sapore dolce ed aromatico, la violetta può essere consumata in insalatemacedonieyogurt o glassate per decorare dei dolci o per realizzare delle gelatine delicate.


Fiore di zucca. È il fiore commestibile per eccellenza, amato da grandi e piccoli. Lo si può mangiare sia crudo che cotto e può avere un retrogusto lievemente piccante. È un’aggiunta deliziosa per risotti e minestre, oltre che nelle salse per condire la pasta, ma la ricetta più apprezzata è sicuramente quella che lo prevede impastellato e fritto, magari ripieno, una vera bontà da proporre come antipasto primaverile.

 fonte: http://www.breaknotizie.com/belli-e-buoni-i-10-fiori-commestibili-da-portare-sulla-tua-tavola/

Gino Strada: “Mi piacerebbe che un Ministro della difesa, un anno dopo aver comprato un F35, venisse qui a dirci che cazzo ha fatto quell’F35″ !!


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Gino Strada: “Mi piacerebbe che un Ministro della difesa, un anno dopo aver comprato un F35, venisse qui a dirci che cazzo ha fatto quell’F35″ !!






Gino Strada: “Mi piacerebbe che un Ministro della difesa, un anno dopo aver comprato un F35, venisse qui a dirci che cazzo ha fatto quell’F35″ !!

Ferocissimo scontro tra Gino Strada e Mario Mauro sulle spese militari in Italia e sull’accordo con la Nato. Il medico di Emergency chiede polemicamente: “Chiedo all’ex ministro: ‘Da chi dobbiamo difenderci?’ E poi mi piacerebbe sapere che un ministro ad un anno dall’acquisto di un F35 mi spiegasse come è stato usato, dov’è”. Mauro ribatte: “Cina, Giappone. Ma noi esercitiamo un ruolo insieme ad altri. Noi pensiamo di poter gestire le vicende del mondo.
Le spese militari in Italia sono calate del 19%, a differenza degli altri Paesi. Negli Usa sono aumentate”. E aggiunge: “Noi non siamo schiavi degli Usa, siamo alleati”. Strada insorge: “La Costituzione dice che l’Italia rinuncia alla guerra, la cui decisione spetta solo all’Onu. L’Italia invece ha sempre ignorato le risoluzioni dell’Onu. La Nato non è niente. A cosa serve?”. E denuncia il servilismo nei confronti degli USA. Mauro non ci sta e si infuria: “Di cosa sta parlando? Parla di Afghanistan dove si uccidono negli stadi?”. La polemica dura svariati minuti, Santoro lancia la pubblicità, Mauro accusa Strada: “Stai zitto, fantasma!”. E il chirurgo di Emergency sbotta: “È come discutere con l’aspirapolvere, questo non sa nemmeno dove cazzo è l’Afghanistan”.
Una piccola nostra nota per sottolineare la mala fede di Mauro.
Paragonare la nostra spesa militare con quella di Russia e Cina, sottolineando che negli ultimi 10 anni questi ultimi la hanno aumentata di oltre il 100% mentre da noi sono state tagliate del 19% è di una mala fede incredibile. Mauro DOLOSAMENTE dimentica, infatti, che negli ultimi 10 anni lo stato ha tagliato le spese sociali (sanità scuola etc.) di oltre l’80% quindi molto più delle spese militari!! E poi come ci si può paragonare a Russia e Cina le cui economie, come ben sappiamo, galoppano !!


venerdì 5 maggio 2017

Così gli OGM brasiliani nutrono 700 milioni di maiali cinesi… E pensate che queste porcherie non arrivano sulle nostre tavole?



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Così gli OGM brasiliani nutrono 700 milioni di maiali cinesi… E pensate che queste porcherie non arrivano sulle nostre tavole?


Così gli ogm brasiliani nutrono 700 milioni di maiali cinesi

Carne, tonno, pomodoro… Dal Brasile alla Cina, viaggio nell’industria agroalimentare. Dove pochi produttori controllano filiere vitali


«I brasiliani usano le loro terre per produrre la soia che viene ingurgitata dai maiali industrializzati che la Cina ha importato dagli Stati Uniti; i cinesi usano le loro campagne per produrre il concentrato di pomodoro che verrà esportato in Africa o servirà da base al ketchup negli hamburger che i fast food come McDonald’s vendono in tutto l’occidente – e che stanno cominciando a spopolare in Cina. L’avanzata del modello sembra inarrestabile». Sono righe che danno un senso di vertigine, ma è tutto il libro I signori del cibo di Stefano Liberti a provocare stupore, indignazione, smarrimento.
E consapevolezza di quanto poco sappiamo delle grandi trasformazioni dell’industria agroalimentare. In estrema sintesi I signori del cibo è un libro su come globalizzazione e finanziarizzazione stanno cambiando l’industria del cibo. Il nodo sembrerebbe proprio questo. L’industrializzazione della produzione degli alimenti è fenomeno antico, almeno in occidente, ma globalizzazione e finanza hanno mutato profondamente le filiere e continuano ad acuire i processi più preoccupanti, ovvero concentrazione e sfruttamento delle risorse. Sempre più il cibo diviene una merce scambiata sui mercati globali da aziende che controllano tutti i passaggi della filiera.
Che tipo di aziende? Le cosiddette aziende locusta, gruppi che cercano di produrre al minor costo possibile e senza curarsi granché delle conseguenze sull’ambiente, sugli animali, su ciò che mangiamo. Liberti – non nuovo a libri di grande complessità, pensiamo ai suoi lavori sul land grabbing e sulle rotte dei migranti – ricostruisce questi processi attraverso un’inchiesta durata due anni, che lo ha portato in Paesi geograficamente lontanissimi – Brasile, Cina, Spagna, Stati Uniti, Senegal, Ghana, Italia – ma legati da rapporti economici stretti e ambigui, per guardare con i propri occhi cosa accade a uomini e animali, e per incontrare persone dai profili diversissimi, dai contadini brasiliani e ghanesi, ai pescatori di mille mari, ai broker di commodities alimentari, ai cinici manager delle multinazionali del cibo.
Per mostrarci gli esiti pratici di questi processi Liberti pedina la filiera di quattro prodotti – carne di maiale, soia, tonno in scatola e pomodoro concentrato. Ovvero la carne più consumata al mondo, il legume dalla crescita più alta, il secondo prodotto del mare più commercializzato dopo i gamberetti e il frutto più diffuso del pianeta. Che cosa scopre? Che il mega-mattatoio di Shuanghui, in Cina, può essere descritto come il simbolo della nuova industria del maiale: immensi e atroci stabulari di proprietà di pochi grandi gruppi quotati in borsa che hanno verticalizzato la produzione, e che controllano tutto il processo, con allevamenti da milioni di capi – spesso importati dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, che riescono a selezionare specie molto efficienti –, enormi impianti di macellazione e trasformazione e una grande rete di distribuzione.
Che va ad alimentare il più grande mercato del mondo, 700 milioni di maiali per un popolo che ha cominciato a mangiare carne con una certa costanza. Per cibare quei maiali ci si rivolge al Brasile. Oggi una rilevante parte del Mato Grosso è diventata monocolturale. Si coltiva soia ogm, milioni di ettari per tonnellate che vengono spedite in un Paese, la Cina, che fino a quindici anni fa non importava soia dall’estero, e oggi assorbe il 67% del commercio globale. La catena carne-soia, Cina-Brasile. Una catena controllata da pochi gruppi e, tra questi, la più grande azienda privata degli Stati Uniti, la Cargill, che ha un fatturato pari a cinque volte quello di McDonald’s e a quattro volte il pil della Bolivia o del Camerun.
E poi il tonno. Che Liberti ci racconta attraverso la voce dei pescatori, partendo dai pionieri della caccia al tonno tropicale, i pescatori baschi, per arrivare ai dolenti lamenti dei pescatori senegalesi, impoveriti da un’industria che vuole economie di scala, pescherecci ipertecnologici, e attori – in particolari thailandesi – che spesso agiscono fuori dai regolamenti internazionali. E infine il pomodoro, il concentrato di pomodoro. La Cina era un Paese che produceva poco concentrato di pomodoro. Oggi, dopo aver trasformato lo Xinjiang e i suoi enti para-militari in macchine per la produzione, è diventato il primo esportatore al mondo.
Con dinamiche apparentemente folli: si coltiva e trasforma in Cina e si spedisce in tutto il mondo, dove il pomodoro viene rilavorato e spesso esportato ancora una volta, a prezzi bassissimi, esiziali per mercati quali quelli africani. Le conseguenze di queste trasformazioni sono enormi e ambivalenti. Riguardano i modi della produzione, della commercializzazione, del consumo. Sembrerebbero esserci chiari vincitori e vinti, ma la realtà, così come in generale le conseguenze della globalizzazione, sono ambivalenti, contraddittorie. Si arricchiscono i grandi gruppi e i grandi produttori, e alcuni investitori, e in parte anche i contadini-trasformatori brasiliani, che escono da un’economia di sussistenza, e chi lavora nella filiera del pomodoro cinese.
Ma si impoveriscono i coltivatori di soia della Manciuria, messi fuori mercato dal Brasile, e i pescatori senegalesi, senza i capitali per metter su un’industria del pesce, e gli agricoltori del Ghana, e i piccoli produttori di diversi Stati africani. Gli effetti sulle risorse e sugli equilibri socio ambientali sono evidenti, il luogo della produzione e il luogo del consumo si allontanano sempre di più, si riduce la biodiversità, si stabilisce con l’ambiente un rapporto puramente estrattivo. Che fare? Liberti è consapevole della difficoltà di rispondere, trovare strategie, sa bene che filiere corte, bio, slow food sono risposte giuste e nobili ma spesso elitarie. Nel libro c’è una postfazione affidata alla campagna #filierasporca, che ribadisce i danni globali delle attuali filiere alimentari e invita a impegnarsi per la trasparenza e per un modello di sviluppo che protegga la biodiversità e rispetti il lavoro di uomini e donne.

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/18860-multinazionali-multate-brasile-ogm

giovedì 4 maggio 2017

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!



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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!


Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.


“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…
Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.
Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”
Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 
Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare
Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma
in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.
Il cibo di origine animale
L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la
prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.
Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.